007 Ucraini distruggono nel cuore della Russia 3 missili Oreshnik in grado di minacciare Bruxelles
by Giulio de Nicolais d'Afflitto
L’operazione condotta dai servizi segreti ucraini contro la base russa di Kapustin Yar, nella regione di Astrakhan, rappresenta un passaggio di natura strategica che va oltre il piano militare. La distruzione di tre missili balistici Oreshnik – vettori ipersonici in grado, secondo fonti occidentali, di raggiungere Bruxelles in meno di venti minuti – segna l’ingresso della guerra russo-ucraina in una fase qualitativamente nuova: quella della proiezione di potenza ucraina nel cuore del territorio russo. Per la prima volta, Kiev dimostra non solo di poter difendere il proprio spazio aereo, ma di poter colpire obiettivi di alto valore simbolico e operativo all’interno dell’architettura strategica russa.
Gli Oreshnik, evoluzione del missile RS-26 Rubezh, erano stati concepiti da Mosca come uno dei pilastri della sua deterrenza convenzionale a lungo raggio. Si tratta di sistemi ipersonici capaci di viaggiare a velocità superiori a Mach 5, difficilmente intercettabili dai sistemi di difesa occidentali. Nella dottrina russa, la loro funzione non era soltanto militare: erano il messaggio politico incarnato di un equilibrio di paura, la prova tangibile che la Russia poteva minacciare l’Europa senza ricorrere al nucleare. La loro distruzione, pertanto, ha un valore che travalica la mera dimensione tattica e tocca la sfera simbolica della potenza.
La portata geopolitica di questo evento risiede nel suo effetto sull’ordine strategico europeo. L’attacco a Kapustin Yar mostra che l’Ucraina non è più solo teatro di guerra, ma soggetto attivo nella ridefinizione dell’equilibrio continentale. Colpire un sistema considerato parte del dispositivo di deterrenza russo equivale a infrangere, almeno sul piano psicologico, una delle “linee rosse” fissate da Vladimir Putin fin dall’inizio del conflitto. L’operazione dimostra che la capacità di Kiev di agire in profondità – grazie anche al supporto tecnologico e informativo dei partner occidentali – si è ormai avvicinata agli standard delle principali potenze NATO.
Per Mosca, questo episodio costituisce un segnale inquietante. Se un’infrastruttura strategica come Kapustin Yar può essere raggiunta e neutralizzata, l’intera catena di comando russa si trova a dover ripensare le proprie priorità di difesa e il grado di vulnerabilità del suo apparato missilistico. La deterrenza convenzionale russa, costruita su sistemi avanzati ma centralizzati, mostra così le sue crepe strutturali. È plausibile che il Cremlino reagisca con un rafforzamento della postura militare lungo l’asse occidentale, accompagnato da nuove minacce nei confronti della NATO e da una retorica più assertiva sull’uso delle armi tattiche.
Per l’Europa, la distruzione degli Oreshnik è un fatto ambivalente. Da un lato, elimina – almeno temporaneamente – una minaccia diretta alle capitali del continente e conferma l’efficacia del sostegno militare a Kiev. Dall’altro, evidenzia la fragilità dell’equilibrio strategico europeo: un conflitto che fino a poco tempo fa sembrava confinato al Donbass si proietta ora nel cuore della Federazione Russa, con potenziali ricadute imprevedibili sulla stabilità complessiva. La distanza tra la guerra convenzionale e la deterrenza nucleare si accorcia, e la distinzione tra fronte e retrovia tende a dissolversi.
Nel nuovo quadro che si va delineando, l’Ucraina emerge come un attore capace di ridefinire la geografia della sicurezza europea. La sua capacità di colpire infrastrutture strategiche in territorio russo trasforma la guerra da conflitto difensivo in competizione asimmetrica per il controllo dello spazio strategico eurasiatico. Mosca, costretta a difendere il proprio territorio profondo, perde parte dell’iniziativa politica e psicologica. Bruxelles e Washington, al contrario, vedono rafforzata la narrativa di un’Ucraina che non solo resiste, ma contribuisce in modo attivo alla difesa dell’ordine occidentale.
La distruzione dei missili Oreshnik è dunque più di un episodio bellico: è una cesura nella logica della deterrenza post-sovietica. Segna il momento in cui la superiorità russa nella dimensione ipersonica viene messa in discussione e l’Ucraina, sostenuta dall’intelligence euro-atlantica, dimostra che la guerra moderna si vince non solo con le armi, ma con la capacità di penetrare i meccanismi decisionali dell’avversario. In questo senso, la battaglia per la sicurezza europea si è appena spostata – non tanto nei cieli del Donbass, quanto nel cervello strategico di Mosca.
Missili in attacchi strategici contro obiettivi russi Flamingo & Ruta
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