Nadia Ludovici: «Disegno da sempre. Il mio maestro? Nessuno, sono un’autodidatta»

Nadia Ludovici: «Disegno da sempre. Il mio maestro? Nessuno, sono un’autodidatta»

 

 

by Paola Caputo 

Ironica, creativa e profondamente legata al disegno, Nadia Ludovici racconta il suo percorso artistico, nato senza maestri e senza scuole, ma alimentato fin dall’infanzia da una grande passione. Vignettista autodidatta, ama osservare la vita attraverso il filtro dell’umorismo e non nasconde un sogno per il futuro: vedere i propri personaggi arrivare anche sul grande schermo.

Nadia, cominciamo con qualcosa di personale. Di che segno zodiacale sei? Ti ci riconosci?

Sono del Sagittario e direi proprio di sì. È un segno amante dei viaggi e dotato di una grande creatività, caratteristiche che spingono a essere molto attivi. Mi riconosco abbastanza in questa descrizione.

E se invece dovessimo conoscerti attraverso un piatto?

La pizza! Una bellissima invenzione. Ne vado pazza, soprattutto per la capricciosa.

Come nasce la tua passione per il disegno e per le vignette? Hai frequentato scuole o corsi particolari?

Sono completamente autodidatta. Fin da piccola disegnare è sempre stata una delle mie grandi passioni. Lo stesso vale per le vignette: mi piaceva creare qualcosa capace di far sorridere e, molto spesso, ero proprio io la prima a divertirmi. Un po' di sorriso nella vita, del resto, non guasta mai.

Hai mai avuto un maestro o una persona determinante nella tua formazione artistica?

No, un vero maestro non c'è mai stato. Sono un'autodidatta e ho costruito il mio percorso da sola.

C'è però un grande artista del passato che senti particolarmente vicino alla tua sensibilità?

Caravaggio. Mi affascina soprattutto il suo chiaroscuro, quella luce che emerge con una forza incredibile da uno sfondo che può essere anche molto scuro e tetro.

Qual è stata una delle soddisfazioni più particolari che ti hanno regalato le tue vignette?

Nel corso degli anni ho regalato spesso disegni e vignette. Una delle soddisfazioni più grandi e sorprendenti è arrivata quando, a mia insaputa, ho visto alcune mie idee approdare in televisione. Delle mie vignette sono state utilizzate come spunto e trasformate in sketch televisivi nella trasmissione Le Iene. Vederle prendere un'altra forma è stata davvero una grande emozione.

Ci sono vignettisti o artisti contemporanei ai quali ti sei ispirata?

Ci sono moltissimi artisti che apprezzo, ma devo rispondere con sincerità: non credo di essermi ispirata realmente a qualcuno. Nella vita mi è capitato, semmai, di vedere riprese o utilizzate da altri alcune mie idee. Ho sempre cercato di mantenere una mia identità e un mio modo personale di esprimermi.

Oltre alle arti visive, che rapporto hai con la musica?

La amo e ci sono due grandissimi artisti italiani ai quali sono particolarmente legata: Lucio Dalla e Lucio Battisti. Purtroppo non ci sono più, ma la loro musica rimane.

E con la moda?

Ho una vera passione per i vestiti. Li adoro, soprattutto gonne e abiti. Mi piace molto vestirmi e mi è capitato persino che alcune persone mi seguissero per fotografare i miei look. Evidentemente anche il modo di vestirsi può diventare una forma di espressione personale.

Hai ancora un sogno che vorresti realizzare?

Alla mia bella età sogno un po' meno... Ma qualche sogno c'è ancora. Per scaramanzia, però, preferisco non dire nulla!

Guardando invece concretamente al futuro, quali progetti vorresti realizzare?

Ho in mente tre film: uno comico, uno drammatico e un cartone animato costruito intorno ai miei personaggi. Sono progetti ai quali tengo molto e che mi piacerebbe riuscire a trasformare in realtà.

E quindi lancio anche un appello: registi, fatevi avanti!

Forse è proprio questa la caratteristica che emerge maggiormente parlando con Nadia Ludovici: dietro l'ironia della vignettista c'è una donna che ha sempre difeso la propria libertà creativa. Nessun maestro dichiarato, nessun modello da imitare, ma una passione nata da bambina e coltivata nel tempo con l'ambizione di continuare a trasformare un'intuizione, una battuta o un semplice tratto di matita in qualcosa capace di far sorridere — e magari, un giorno, anche di prendere vita sullo schermo.

01/10/2026
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