“I carri armati oggi? Non sono più re del campo di battaglia”

“I carri armati oggi? Non sono più re del campo di battaglia”

 by Petro Olar

Il Professor Giulio de Nicolais d'Afflitto è erede di una tradizione millenaria di comando e strategia che richiama l’essenza del celebre motto cesariano “Veni, vidi, vici” — rapidità, decisione e vittoria, lo abbiamo incontrato a Roma nel suo studio, sul Colle Oppio e gli abbiamo posto alcune domande in merito al nuovo e giusto uso dei Carri Armati, alla luce delle novità della guerra della Russia in Ucraina.

Professor Giulio, partiamo da uno degli elementi simbolo della guerra in Ucraina: i missili Javelin. Qual è stato il loro impatto concreto sul campo?

L’impatto dei Javelin è stato decisivo, sotto diversi aspetti. Dal punto di vista militare, si sono rivelati estremamente efficaci contro i carri armati russi, in particolare perché colpiscono dall’alto, dove la blindatura è più debole. Questo li rende letali anche contro mezzi pesanti come i T-72. Inoltre, sono facili da usare: parliamo di armi portatili, utilizzabili anche da soldati con un addestramento limitato. Questa caratteristica ha permesso una distribuzione rapida ed efficace tra le truppe ucraine.

Anche dal punto di vista tattico sembrano offrire dei vantaggi importanti.

Assolutamente. Grazie al sistema di guida termico, l’operatore può lanciare il missile e spostarsi immediatamente, aumentando notevolmente le possibilità di sopravvivenza. Hanno una gittata di circa 4 chilometri e una precisione elevatissima, con un’efficacia operativa stimata intorno al 94% fino a distanze superiori ai 4 km.

Ma i Javelin non sono stati solo armi da combattimento. Hanno assunto anche un valore simbolico, vero?

Sì, sono diventati un simbolo della resistenza ucraina. Basti pensare al celebre meme “Saint Javelin”, che raffigura una santa ortodossa armata con un lanciamissili. Rappresentano la capacità dell’Ucraina di difendersi contro un nemico numericamente e tecnologicamente superiore. Inoltre, la loro fornitura da parte di Stati Uniti e altri Paesi occidentali ha cementato l’alleanza tra Kiev e l’Occidente, rendendo i Javelin anche un messaggio politico.

A fronte di questa nuova minaccia, come si è trasformato l’impiego dei carri armati?

Profondamente. I carri armati oggi non possono più operare da soli, come accadeva in passato. Devono essere integrati in un sistema più ampio che include fanteria, droni e guerra elettronica. Le tattiche sono cambiate: si preferiscono manovre rapide, imprevedibili, piccoli gruppi mobili e una dispersione sul campo che riduce la vulnerabilità ai missili guidati.

Anche i sistemi di protezione attiva sono diventati fondamentali, immagino.

Esatto. Sistemi come il Trophy israeliano o l’Afghanit russo servono a intercettare i missili in arrivo, ma non sono infallibili. Le minacce oggi arrivano anche dai droni kamikaze, dai lanci multipli o da attacchi coordinati. È un ambiente estremamente complesso, in cui anche mezzi come i Challenger 2 britannici o gli Abrams americani, forniti all’Ucraina, hanno mostrato limiti. Alcuni sono stati ritirati dalla prima linea dopo aver subito perdite.

Quindi la superiorità tecnologica non garantisce più la sopravvivenza sul campo?

Esattamente. Oggi conta la capacità di adattarsi. I carri armati vengono usati sempre più come piattaforme di fuoco integrato, spesso da posizioni protette, come fosse artiglieria mobile. Alcuni modelli moderni possono impiegare munizioni guidate a lungo raggio e ricevere dati da droni o radar per colpire bersagli anche fuori dalla linea visiva.

E il ruolo dei droni in tutto questo?

Fondamentale. I droni da ricognizione lavorano in stretta sinergia con i carri armati, sorvolando il campo per identificare minacce e bersagli. Alcuni eserciti stanno anche testando droni FPV lanciati direttamente dai veicoli corazzati per colpire con precisione chirurgica. Di contro, i carri devono oggi proteggersi con strutture improvvisate – gabbie, reti, catene – per difendersi dagli attacchi dall’alto.

In conclusione, che futuro vede per il carro armato?

Il carro armato non è più il re incontrastato del campo di battaglia. Resta un mezzo potente, ma è vulnerabile e deve essere impiegato in modo intelligente. Si sta evolvendo in un nodo di un sistema integrato, multidominio, dove fanteria, droni, artiglieria e guerra elettronica lavorano insieme in tempo reale. Le dottrine NATO e USA vanno in questa direzione, investendo in sistemi ibridi uomo-macchina. Il carro armato del XXI secolo sarà sempre meno un “solista” e sempre più parte di una rete intelligente di fuoco e sorveglianza.

(la foto a Giulio de Nicolais d'Afflitto è di Paola Caputo)

12/10/2025
Share:


I NOSTRI SITI



Ultime interviste

© Copyright 2012-2025 DonnaDonna.eu - Privacy Policy - Cookie Policy
Realizzazione siti web