Ucraina. Bombardamento Russo del 6-7 Ottobre su case e infrastrutture civili. Crimini di guerra, e segni di azioni genocidarie.

Ucraina. Bombardamento Russo del 6-7 Ottobre su case e infrastrutture civili. Crimini di guerra, e segni di azioni genocidarie.

Diverse regioni dell’Ucraina sono state investite, nel corso della notte e nelle prime ore della mattinata del 7 ottobre, da un nuovo e massiccio attacco combinato delle forze russe, condotto attraverso l’impiego simultaneo di missili balistici, missili da crociera e droni d’attacco. A Kiev almeno due persone sono rimaste uccise in seguito a un attacco balistico notturno, mentre esplosioni e colpi sono stati registrati anche a Dnipro, Zaporizhia e Kremenchuk, delineando ancora una volta uno scenario nel quale l’offensiva non si è concentrata su un unico punto del territorio, ma ha interessato contemporaneamente diverse regioni e importanti centri urbani dell’Ucraina.

Le forze russe hanno inoltre condotto un attacco missilistico contro Pryluky, nell’oblast’ di Chernihiv, dove uno dei bersagli ha colpito un edificio residenziale. Secondo quanto comunicato dall’OVA, l’amministrazione militare regionale, immediatamente dopo l’impatto sono state avviate le operazioni dei servizi di emergenza e delle squadre di soccorso, impegnate nell’area colpita per verificare la presenza di eventuali persone sotto le macerie, prestare assistenza alla popolazione e determinare l’entità complessiva dei danni provocati dall’esplosione.

Gli attacchi contro città e infrastrutture civili costituiscono ormai una componente ricorrente della guerra condotta dalla Russia contro l’Ucraina, con bombardamenti che interessano differenti regioni del Paese e nei quali vengono impiegati sistemi d’arma estremamente diversi tra loro: droni d’attacco, missili balistici e da crociera, bombe aeree guidate KAB e sistemi lanciarazzi multipli MLRS. La combinazione di armi con caratteristiche, velocità e traiettorie differenti sottopone la rete di difesa aerea ucraina a una pressione particolarmente elevata, soprattutto quando decine o centinaia di bersagli vengono lanciati nell’arco di poche ore e da direzioni differenti.

Le autorità ucraine e organizzazioni internazionali hanno ripetutamente denunciato gli attacchi russi contro civili e infrastrutture civili come crimini di guerra, richiamando il diritto internazionale umanitario e la protezione dovuta alla popolazione non coinvolta direttamente nelle ostilità. Da parte ucraina viene inoltre denunciato il carattere mirato di numerosi attacchi contro edifici residenziali, strutture energetiche, ospedali e altri servizi essenziali, sostenendo che la ripetizione e la sistematicità di tali bombardamenti non possano essere considerate semplicemente conseguenze accidentali delle operazioni militari.

La Federazione Russa respinge queste accuse e nega di perseguire deliberatamente l’obiettivo di colpire la popolazione civile, sostenendo che le proprie operazioni siano dirette contro obiettivi militari, infrastrutture strategiche e strutture collegate alla capacità bellica dell’Ucraina. Mosca contesta quindi l’interpretazione secondo cui gli attacchi contro aree civili sarebbero intenzionali. Le autorità ucraine, dal canto loro, indicano la frequenza degli impatti su abitazioni, strutture sanitarie, reti energetiche e altri obiettivi civili come elemento centrale delle proprie accuse e chiedono che le responsabilità individuali e statali siano accertate attraverso gli strumenti della giustizia internazionale.

Particolarmente grave è la questione relativa agli attacchi contro i sistemi di supporto vitale della popolazione. Il bombardamento di centrali e reti elettriche, impianti di riscaldamento, sistemi di approvvigionamento idrico, infrastrutture per le comunicazioni e strutture sanitarie può privare migliaia o milioni di persone di elettricità, acqua, riscaldamento, comunicazioni e assistenza medica, compromettendo direttamente le condizioni necessarie alla sopravvivenza della popolazione civile, soprattutto durante i mesi più freddi e nelle aree maggiormente esposte agli attacchi.

È proprio su questo punto che le accuse formulate da Kiev assumono una dimensione ancora più pesante: secondo la posizione ucraina, quando la distruzione dei sistemi indispensabili alla vita non rappresenta un episodio isolato, ma diventa sistematica e viene utilizzata per privare deliberatamente una popolazione di elettricità, riscaldamento, acqua, comunicazioni, cure mediche e delle altre condizioni essenziali all'esistenza, essa presenta segni di azioni genocidarie. Si tratta di un’accusa di estrema gravità, che la Russia respinge, negando l'esistenza di una politica deliberatamente finalizzata alla distruzione della popolazione civile ucraina.

La portata dell’offensiva del 7 ottobre emerge soprattutto dai dati diffusi dall’Aeronautica militare delle Forze armate ucraine. Durante la notte, secondo il comando ucraino, l’esercito russo ha lanciato contro il territorio nazionale missili antinave Zircon e Onyx, missili balistici Iskander-M, S-400 e KN-23, oltre a 48 missili da crociera Kh-101, Iskander-K e Caliber, utilizzando sistemi lanciabili da aerei, basi terrestri e unità navali e creando quindi una minaccia proveniente simultaneamente da piattaforme e direzioni differenti.

Alla componente missilistica si è aggiunto un imponente impiego di velivoli senza pilota. Secondo quanto riferito dalle forze armate ucraine, la Russia avrebbe utilizzato complessivamente 130 droni, dei quali 46 a reazione, affiancandoli alle numerose categorie di missili impiegate nell’attacco. L’utilizzo contemporaneo di un numero così elevato di sistemi differenti ha costretto le unità della difesa aerea ucraina a individuare, seguire e tentare di intercettare nell’arco di poche ore bersagli caratterizzati da profili di volo, velocità e capacità operative molto diverse.

Secondo il comunicato dell’Aeronautica militare ucraina, le principali direttrici dell’offensiva hanno interessato le regioni di Kiev, Kharkiv, Poltava, Dnipropetrovsk e Chernihiv. Sulla base dei dati preliminari disponibili alle ore 09:00, la difesa aerea avrebbe complessivamente abbattuto o neutralizzato 161 obiettivi, un bilancio che comprende missili balistici, missili da crociera e numerosi droni lanciati durante l’attacco.

Più precisamente, secondo il rapporto militare, sarebbero stati intercettati o neutralizzati cinque missili balistici, appartenenti alle categorie Iskander-M, KN-23, S-400, Zircon o Onyx. A questi si aggiungono 39 missili da crociera Kh-101, Iskander-K e Caliber, mentre al momento della diffusione del comunicato le informazioni riguardanti altri sei missili da crociera risultavano ancora in fase di chiarimento da parte delle Forze armate ucraine.

Ancora più consistente è il numero dei velivoli senza pilota che, secondo Kiev, sarebbero stati intercettati: 117 droni nemici Shahed, Gerber e apparecchi di altri tipi, dei quali 38 a reazione, sarebbero stati abbattuti o neutralizzati dalla difesa aerea. Il dato conferma la dimensione dell’operazione e soprattutto la strategia di combinare numerosi sistemi d’arma nella stessa ondata offensiva, moltiplicando i bersagli che le difese ucraine devono affrontare contemporaneamente.

Nonostante l’elevato numero di intercettazioni dichiarato dalle forze ucraine, una parte dei missili e dei droni è riuscita a superare le difese. Secondo l’Aeronautica militare, sono stati infatti registrati impatti di missili e droni d’attacco in 18 località, mentre in altre cinque località è stata documentata la caduta di velivoli abbattuti o dei loro frammenti. Le operazioni di soccorso e di verifica dei danni sono proseguite nelle zone interessate mentre le autorità locali raccoglievano informazioni sulle conseguenze dell’attacco e sulle persone coinvolte.

La nuova offensiva del 7 ottobre si inserisce così nel più ampio quadro dei bombardamenti che continuano a colpire l’Ucraina e che Kiev denuncia non soltanto come operazioni militari, ma come parte di una strategia volta a esercitare una pressione diretta sulla popolazione civile e sulle condizioni materiali necessarie alla sua sopravvivenza. Crimini di guerra, attacchi mirati contro obiettivi civili e segni di azioni genocidarie sono le accuse avanzate dalle autorità ucraine di fronte alla distruzione di abitazioni e infrastrutture essenziali; accuse che Mosca continua a respingere, negando una deliberata volontà di colpire i civili, mentre sul terreno restano le vittime, gli edifici danneggiati e le conseguenze concrete di una guerra che continua a coinvolgere direttamente città e popolazione. 

Pubblicato: 07/10/2026
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