Emma Bonino: la più contestata per i diritti scomodi per la libertà

Emma Bonino: la più contestata per i diritti scomodi per la libertà

by Sabina Fattibene

Emma Bonino era una donna che non si arrestava davanti alle difficoltà, si è sempre esposta in prima persona, laica in un paese cattolico tradizionale, con un senso di libertà che rasentava la disobbedienza. Ci ha lasciato Venerdì11 Settembre 2026 all’età di 78 anni.
E’ stata ministra e commissaria UE, ex parlamentare, ha affrontato battaglie molto complesse a sostegno dei diritti, soprattutto delle donne.
Alla Camera ardente in Campidoglio centinaia di persone sono andate a salutarla, dagli esponenti della politica ai semplici cittadini. Tantissime le donne in fila, che si sentivano rappresentate dalle lotte fatte dalla Bonino.
 
Nasce a Bra, provincia di Cuneo, il 9 marzo del 1948 cresce in una fattoria della campagna torinese, di famiglia medio borghese. Nel 1954 si trasferisce con la famiglia in città. Si laurea alla Bocconi nel 1972, in Lingue e Letteratura moderna.
 
Ha vissuto da giovane le prime forme di rivendicazioni sociali, culturali e politico in Italia: dal 67 al 68 furono anni di ribellione. Gli slogan del tempo erano – L’immaginazione al potere – Vietato vietare – Siamo realisti, chiediamo l’impossibile – In quegli anni ci sono state occupazioni universi
Da quelle occupazioni nascono i movimenti radicali della Bonino e Pannella.
 
La sua lotta per il Divorzio e l’Aborto
 
La prima battaglia che affrontò fu quella per il divorzio nel 1974, quando il fronte cattolico voleva abolire la legge sul divorzio, tramite un referendum abrogativo. Emma Bonino lottò per mantenere la legge, all’epoca aveva 26 anni ed era  già attivista del Partito Radicale di Marco Panella. Fu in prima linea per il comitato del No. il No vinse .
 
Dopo il divorzio affronterà battaglie ben più difficili, legalizzare la droga e l’aborto,. Negli anni 60 – 70 con le lotte di emancipazione femminile le donne volevano essere libere delle loro scelte, slogan di quegli anni era:-Il corpo è mio e lo gestisco io, non lo Stato, non la Chiesa, Non il Partito -  
 
In un’Italia dove l’aborto era un reato, la  Bonino per sottrarre le donne all’aborto clandestino  sceglie di disobbedire  fonda a Milano nel 1973 il CISA Centro d’informazione sulla Sterilizzazione e sull’Aborto. Essa stessa  accoglieva donne che chiedevano di interrompere la gravidanza e praticava l’interruzione in forma clandestina, rivendicando pubblicamente l’azione.
 
Si autodenunciò dichiarando di aver effettuato aborti con le proprie mani, per trasformare un reato comune in un caso politico. Fu arrestata e fece il carcere, ma la sua tenacia portò ad ottenere la legge n.194 del 22 maggio 1978 che comprende: le Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza .
 
Contro l’Europa su gli Immigrati
 
Altra battaglia storica per cui è stata molto attaccata è la sua presa di posizione sull’immigrazione. L’accusa che gli viene mossa è di – immigrazionismo – di favorire gli sbarchi incontrollati e di mettere i diritti degli stranieri davanti a quelli degli italiani. Lei si difende vuole solo una gestione legale e ordinata proprio per togliere potere ai trafficanti, esattamente come era successo per l’aborto e la droga.
Quando era commissaria UE ha criticato l’Europa dicendo: L’Italia è stata lasciata sola dall’Europa su Dublino, gli sbarchi non sono solo un problema italiano ma europeo.
 
L’ultima battaglia L’Eutanasia
 
La battaglia degli ultimi anni, l’Eutanasia che lei stessa ha definito – l’ultima battaglia civile che mi resta da vincere – anche qui il filo è sempre lo stesso:
il mio corpo, la mia scelta, io decido per me, non voglio che lo Stato decida per me come devo morire
 
E’ stata tra le prime a chiedere una legge sul testamento biologico, che poi è stata approvata nel 2017: ognuno può decidere prima, per iscritto, quali cure accettare o rifiutare .
 
Il Funerale di Stato laico
 
 Per la prima volta un Funerale alla sala della Protomoteca in Campidoglio, con la bara con sopra la bandiera dell’Europa, anche se mancava quella dell’Italia, sarà  perché lei vedeva l’Italia un tutt’uno con l’Europa.
 
Un funerale di Stato per una donna così fuori dalle regole, che ha passato la sua vita
a lottare per battaglie impossibili che in tanti non accettavano, ma che lei ha vinto.
Una donna che può non piacere a tanti, ma ha lottato per gli altri, pagando di persona per il suo coraggio e la sua determinazione come poche, merita un funerale di Stato..
 
A cui hanno partecipato alte cariche dello Stato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella,la premier Giorgia Meloni. Politici di ogni corrente e pensiero
dalla sinistra, al centro, alla destra. Hanno parlato di lei, per ricordarla Enrico Letta, Romano Prodi, Massimo D’Alema. Riccardo Magi di Più Europa.
Tra i tantissimi attestati di stima anche quello dei reali di Spagna, che in un telegramma ai familiari sottolineano: - La costante difesa dei diritti delle donne,il senso della giustizia, figura di riferimento per la dignità della persona”
 
Nelle sue battaglie è stata coerente, dura, disponibile a pagare di persona, con il carcere, sciopero della fame, ha tenuto testa agli oppositori e alla Chiesa. 
 
Pubblicato: 18/09/2026
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