Allo scadere del 4° anno di guerra, Pina Picierno ed il PD che sta con Kiev
by Giulio de Nicolais d'Afflitto
Il PD che sta a Kiev
C’è un pezzo del Partito Democratico che da tempo ha scelto di stare, politicamente e simbolicamente, a Kiev. È la linea più nettamente atlantista ed europeista del partito, quella che considera il sostegno all’Ucraina non solo una scelta di politica estera, ma una discriminante identitaria.
In questo filone si collocano con chiarezza le parole di Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, che negli ultimi mesi ha ribadito con forza una posizione: l’Italia e l’Europa non possono permettersi ambiguità di fronte all’aggressione russa.
La linea di Picierno: nessuna equidistanza
Picierno ha più volte sostenuto che la guerra scatenata dalla Russia è un attacco diretto ai principi fondativi dell’Unione europea. Non si tratterebbe soltanto di un conflitto regionale, ma di uno scontro tra modelli: democrazia liberale contro autoritarismo incarnato dal presidente Vladimir Putin.
Secondo questa impostazione, ogni esitazione sul sostegno militare a Kiev rischia di tradursi in un vantaggio strategico per Mosca. Picierno ha criticato apertamente le posizioni che, anche nel dibattito italiano, mettono in discussione l’invio di armi o chiedono un immediato cessate il fuoco senza condizioni. A suo avviso, una pace “imposta” equivarrebbe a legittimare l’invasione.
Il suo messaggio è netto: aiutare l’Ucraina a difendersi significa difendere l’ordine internazionale basato sulle regole e la stessa sicurezza europea.
Le tensioni interne al PD
Questa posizione non è priva di conseguenze politiche interne. Il PD guidato da Elly Schlein ha cercato di tenere insieme sensibilità diverse: una componente fortemente interventista e un’area più prudente, attenta ai temi del negoziato e dell’impatto sociale del conflitto.
Picierno rappresenta l’ala che teme qualsiasi arretramento sul sostegno a Kiev. In diverse occasioni ha marcato la distanza da narrazioni considerate “ambigue” o troppo indulgenti verso il Cremlino, anche quando provenienti dal campo progressista europeo.
Il “PD che sta a Kiev” è dunque quello che vede nella fedeltà alla Nato, nel rafforzamento della difesa comune europea e nel sostegno militare all’Ucraina un banco di prova della credibilità democratica. Una linea che parla soprattutto a un elettorato urbano, europeista, convinto che la partita ucraina sia decisiva per il futuro dell’Unione.
Una scelta identitaria
Nel discorso di Picierno, la guerra non è solo un dossier diplomatico: è uno spartiacque politico e morale. Da una parte chi difende la sovranità di un Paese aggredito; dall’altra chi, anche solo per stanchezza o calcolo politico, rischia di normalizzare l’aggressione.
In questo senso, il “PD che sta a Kiev” non è soltanto una collocazione geografica simbolica. È una dichiarazione di campo. E, nel dibattito interno al centrosinistra italiano, è destinata a restare uno dei punti più sensibili e divisivi dei prossimi anni.
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