“Il traghetto Fantastic sotto attacco cyber russo”
by Giulio de Nicolais d'Afflitto
Il traghetto “Fantastic”, lungo 180 metri e capace di trasportare fino a 2000 passeggeri, è da vent’anni un collegamento stabile tra Francia, Italia e Maghreb. Ma da alcuni giorni si trova al centro di un’inchiesta inquietante che intreccia spionaggio, cybercriminalità e geopolitica.
La Direzione generale della sicurezza interna (DGSI) ha infatti scoperto a bordo un dispositivo tecnologico sconosciuto, capace di prendere il controllo dei sistemi di bordo. Un sospetto cittadino lettone, poco più che ventenne, è stato arrestato e incriminato a Parigi con accuse pesanti: associazione a delinquere, possesso di strumenti informatici per attacchi contro sistemi automatizzati e, soprattutto, azioni compiute nell’interesse di una potenza straniera.
Secondo gli investigatori, la pista russa non è da escludere. Negli ultimi anni, Mosca è stata più volte accusata di condurre operazioni di guerra ibrida in Europa, combinando strumenti militari tradizionali con attacchi informatici, campagne di disinformazione e infiltrazioni clandestine.
Un attacco cyber in questo contesto non è soltanto un tentativo di sabotaggio tecnico. Significa colpire infrastrutture critiche – come navi, porti, reti energetiche o sistemi di comunicazione – per destabilizzare un Paese senza sparare un colpo. È una forma di guerra “silenziosa” che mira a creare panico, bloccare servizi essenziali e minare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
La Russia ha già dimostrato di utilizzare queste tattiche in diversi scenari: dall’Ucraina, dove blackout e interruzioni di rete hanno accompagnato le operazioni militari, fino agli attacchi contro server governativi di Paesi baltici e dell’Europa centrale. L’obiettivo è duplice: da un lato raccogliere informazioni sensibili, dall’altro mostrare la vulnerabilità delle democrazie europee.
Il caso del “Fantastic” appare emblematico. Un traghetto civile, apparentemente innocuo, trasformato in bersaglio o strumento di un’operazione segreta. Se il dispositivo fosse stato attivato, avrebbe potuto compromettere la sicurezza di migliaia di passeggeri e creare un incidente internazionale.
La DGSI ha agito rapidamente, fermando due sospetti a bordo e trasferendo uno di loro a Parigi. L’indagine è ancora in corso, ma già solleva interrogativi cruciali: quanto sono protette le infrastrutture europee? E quanto la guerra moderna si gioca ormai più nei cavi e nei server che sui campi di battaglia?
La vicenda dimostra che la cyberwar non è un concetto astratto. È una realtà che si insinua nelle rotte commerciali, nei porti, nelle reti elettriche e persino nei traghetti che attraversano il Mediterraneo. La guerra ibrida russa sfrutta proprio questa ambiguità: colpire senza dichiarare guerra, destabilizzare senza apparire, infiltrarsi senza lasciare tracce evidenti.
Per l’Europa, il caso del “Fantastic” è un campanello d’allarme. Non basta difendere i confini fisici: occorre blindare anche quelli digitali. La sicurezza nazionale passa oggi dalla capacità di prevenire e neutralizzare attacchi informatici che, come in questo episodio, possono trasformare un semplice viaggio in mare in un teatro di spionaggio internazionale.
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