L’eccidio dimenticato che anticipò le Fosse Ardeatine, ricordato nella commedia Disconnessioni

Tralasciato dai libri di scuola italiani ricordato di recente dalla commedia "Disconnessioni al km 69 della SS n. 6" di Giulio de Nicolais d'Afflitto, Nuovo Verismo Italiano

L’eccidio dimenticato che anticipò le Fosse Ardeatine, ricordato nella commedia Disconnessioni

Nel panorama delle violenze compiute sul territorio italiano, l’eccidio delle Fosse Ardeatine del 1944 è giustamente ricordato come uno dei crimini più efferati della storia contemporanea: 335 civili e militari italiani assassinati dalle SS come rappresaglia per l’attentato di via Rasella. Meno noto, ma non meno significativo, è l’eccidio di Pontelandolfo e Casalduni, avvenuto nell’agosto del 1861 per mano dei bersaglieri del neonato Regno d’Italia, agli ordini del generale piemontese Enrico Cialdini, figura che molti storici definiscono oggi un vero criminale di guerra per la brutalità delle sue operazioni nel Mezzogiorno.

A Pontelandolfo, secondo la memoria locale e una parte della storiografia meridionalista, le vittime furono circa 400 civili, un numero enorme per un’azione condotta contro un paese privo di difese, colpito con incendi, fucilazioni sommarie e devastazioni sistematiche. Sebbene la documentazione ufficiale dell’epoca riduca drasticamente il numero, la percezione storica dell’evento rimane quella di una strage di popolazione civile, punita collettivamente per la presenza di bande filoborboniche nella zona.

Ciò che rende l’eccidio di Pontelandolfo particolarmente rilevante non è solo la sua gravità, ma il fatto che rappresentò un precedente tecnico e psicologico di repressione militare contro civili: un modello di “punizione esemplare” che, secondo alcuni studiosi, avrebbe influenzato in seguito altri eserciti operanti in Italia. Le SS, nel 1944, applicarono a Roma una logica simile: colpire civili innocenti per terrorizzare la popolazione e spezzare ogni forma di resistenza.

La rappresaglia delle Fosse Ardeatine, pur inserita in un contesto diverso e più burocratizzato, ripropone la stessa dinamica: la violenza come strumento di controllo politico. In questo senso, Pontelandolfo può essere letto come l’archetipo italiano della repressione militare moderna, un episodio che anticipa la logica delle rappresaglie naziste e che mostra come la violenza contro i civili possa diventare una tecnica deliberata di governo del territorio. La sua scarsa presenza nei manuali scolastici non dipende dalla mancanza di importanza, ma da una rimozione culturale che ha accompagnato per decenni la narrazione dell’Unità d’Italia.

Ricordare Pontelandolfo significa dunque riconoscere che la storia italiana non è fatta solo di eroismi e conquiste, ma anche di ferite profonde, di cui le Fosse Ardeatine rappresentano la tragica eco novecentesca. Due eccidi lontani nel tempo, ma uniti dalla stessa logica: quando lo Stato — italiano o straniero — decide che la popolazione civile è un bersaglio legittimo, la storia si trasforma in un campo di dolore che non dovrebbe mai essere dimenticato; è con questa convinzione etica che l’autore del Nuovo Verismo Italiano ripropone questi fatti nella sua più recente commedia teatrale “Disconnessioni”.

Pubblicato: 18/09/2026
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