Claudia Vincenzino e il suo documentario fotografico nella bella Catania.

Claudia Vincenzino e il suo documentario fotografico nella bella Catania.
Catania diventa il punto di partenza di un racconto visivo che intreccia radici, identità e sguardo contemporaneo. In questa intervista, Claudia Vincenzino racconta il senso del suo nuovo progetto fotografico per una nota casa editrice, e il legame profondo con la sua terra.

Claudia, stai realizzando un documentario fotografico a Catania. Da dove nasce questo progetto?

Questo progetto nasce dal desiderio di tornare alle mie radici e di raccontare Catania non solo come luogo geografico, ma come energia viva, stratificata, umana. La città ha una forza visiva straordinaria: la luce, i contrasti, i volti, l’architettura e il movimento quotidiano diventano parte di una narrazione più ampia. Per me la fotografia non è mai solo immagine, ma un modo per ascoltare e restituire identità.

Cosa rende Catania così adatta a un lavoro documentaristico?
 
Catania è una città che va osservata con attenzione, perché non si lascia leggere in superficie. È fatta di bellezza, memoria, ritmo, materia e trasformazione. Proprio per questo offre moltissimi spunti a chi vuole raccontare per immagini. Io cerco sempre autenticità, e qui l’autenticità si trova nei luoghi, nei dettagli e nelle persone.
 
Il tuo sguardo arriva dalla fotografia di moda. In questo progetto cambia qualcosa?
 
Cambia il ritmo, ma non cambia il mio approccio. Anche nella fotografia di moda cerco sempre una dimensione narrativa, mentre in un lavoro documentaristico la priorità diventa il rapporto con la realtà. Però il mio sguardo resta lo stesso: attento alla composizione, alla luce e alla presenza umana. Ogni fotografia, per me, deve contenere una storia.
 
Quanto conta il tuo legame con la Sicilia in questo lavoro?
 
Conta moltissimo, perché fa parte della mia formazione profonda, umana e creativa. Le radici siciliane sono una bussola interiore: mi aiutano a guardare con maggiore consapevolezza ciò che fotografo. Tornare a Catania significa anche confrontarmi con una memoria personale che voglio trasformare in racconto contemporaneo.
 
Qual è il cuore narrativo del documentario?
 
Il cuore è l’incontro tra persone, luoghi e tempo. Mi interessa mostrare come una città possa essere raccontata attraverso le sue tensioni, la sua energia e la sua capacità di rinascere. Non cerco un’immagine da cartolina, ma un racconto che restituisca profondità e verità. In questo senso il documentario diventa anche una riflessione sul presente.
 
Che cosa speri arrivi al pubblico attraverso questo lavoro?

Spero arrivi un sentimento di vicinanza, ma anche di scoperta. Vorrei che chi osserva queste immagini percepisse Catania come una città viva, complessa e piena di possibilità narrative. Se il lavoro riuscirà a far emergere bellezza, consapevolezza e identità, allora avrò raggiunto il mio obiettivo. 

Pubblicato: 22/09/2026
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