L’Ucraina celebra il 35° anniversario della propria indipendenza

L’Ucraina celebra il 35° anniversario della propria indipendenza

 by Giulio de Nicolais d'Afflitto

Nel giorno in cui l’Ucraina celebra il 35° anniversario della propria indipendenza, Kiev torna a essere il centro politico dell’Europa. Nella capitale ucraina si sono riuniti i rappresentanti della Coalizione dei Volenterosi, mentre il presidente Volodymyr Zelensky ha pronunciato parole destinate a diventare il simbolo di questa giornata: l’Ucraina resterà indipendente e gli ucraini non saranno mai «ciottoli per gli stivali dello zar».

È un messaggio che va ben oltre la retorica di una celebrazione nazionale. Dopo anni di guerra, bombardamenti, distruzioni e sacrifici, Kiev continua a rivendicare un principio che dovrebbe essere elementare nell’Europa del XXI secolo: nessun Paese può decidere con la forza il futuro di un altro popolo.

La resistenza ucraina rappresenta prima di tutto la difesa del diritto di una nazione a scegliere autonomamente il proprio destino. È questo il significato più profondo delle parole pronunciate da Zelensky: l’Ucraina non intende rinunciare alla propria sovranità, alla propria identità e soprattutto alla possibilità di costruire liberamente il proprio futuro.

La presenza dei Volenterosi a Kiev assume quindi un forte valore politico. Significa ricordare a Mosca che l’Ucraina non è sola e che una parte importante dell’Europa continua a considerare la sicurezza ucraina strettamente collegata alla sicurezza dell'intero continente. Alla riunione hanno partecipato leader e rappresentanti internazionali, alcuni presenti nella capitale e altri collegati a distanza.

Anche il sostegno europeo assume dimensioni concrete. Proprio in occasione della Festa dell’Indipendenza, la Commissione europea ha approvato nuovi appalti nel settore della difesa destinati all’Ucraina per 6,1 miliardi di euro, concentrati su difesa aerea e antimissile, munizioni e radar.

Il premier britannico Andy Burnham, presente a Kiev, ha ribadito la determinazione britannica a fornire agli ucraini gli strumenti militari necessari, mentre Londra ha autorizzato la condivisione delle informazioni necessarie alla produzione in Ucraina dei missili Storm Shadow. Una decisione che ha immediatamente provocato la dura reazione del Cremlino.

Ma dietro missili, sanzioni e vertici diplomatici rimane una questione politica essenziale: quale pace può essere realmente duratura?

Una pace costruita sulla resa dell’aggredito rischierebbe di trasformarsi semplicemente in una pausa prima di una nuova crisi. Una pace credibile deve invece offrire all’Ucraina garanzie sufficienti affinché un’aggressione simile non possa ripetersi. E' per questo che sostenere Kiev non significa necessariamente essere contrari alla diplomazia. Al contrario, significa cercare di creare le condizioni affinché un futuro negoziato non si svolga con l’Ucraina costretta ad accettare qualsiasi condizione perché militarmente indebolita.

Anche l’Italia ha ribadito questa linea. Giorgia Meloni, intervenendo in videocollegamento alla riunione dei Volenterosi, ha confermato l'impegno italiano al fianco dei partner internazionali per favorire un percorso negoziale verso una pace giusta e duratura, sottolineando allo stesso tempo la necessità di rendere più efficace il sistema delle sanzioni contro Mosca.

L’Ucraina, dopo oltre quattro anni di invasione su larga scala, continua dunque a chiedere contemporaneamente due cose: sostegno per difendersi e una prospettiva politica capace di condurre alla pace.

Ed è proprio qui che la frase di Zelensky acquista il suo significato più forte.

Gli ucraini possono desiderare la fine della guerra senza essere disposti a rinunciare alla propria libertà. Possono cercare un compromesso diplomatico senza accettare di tornare nella sfera di dominio di Mosca. Possono volere la pace senza voler diventare sudditi. La storia europea dovrebbe averci insegnato che i confini non possono essere modificati semplicemente attraverso la forza delle armi e che l’indipendenza di uno Stato non può dipendere dalla volontà della potenza più grande che vive accanto.

Per questo oggi Kiev non celebra soltanto una data del proprio calendario nazionale. Celebra l'idea stessa di essere ancora Ucraina.

Dopo le città distrutte, le famiglie divise, i soldati caduti e milioni di persone costrette a vivere per anni sotto la minaccia delle bombe, la bandiera ucraina continua a sventolare. E il messaggio partito oggi da Kiev verso Mosca e verso il resto del mondo è netto: si può discutere della strada che porterà alla pace, ma non del diritto dell’Ucraina a esistere come nazione libera, sovrana e indipendente.

Perché la pace può essere negoziata.

La libertà di un popolo, invece, non può essere concessa dallo zar.

Pubblicato: 24/08/2026
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