Il 22 settembre Vertice ONU su Gaza: riconoscimenti, tensioni e sfide globali

Il 22 settembre Vertice ONU su Gaza: riconoscimenti, tensioni e sfide globali

by Giulio de Nicolais d'Afflitto

Il 22 settembre 2025, al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite, si è svolto un vertice ad alta tensione, promosso da Francia e Arabia Saudita, per riportare al centro dell’agenda internazionale la questione israelo-palestinese. Obiettivo dichiarato: rilanciare la soluzione dei due Stati e fermare l’agonia quotidiana nella Striscia di Gaza.

Tra le proposte più discusse, una missione internazionale con il compito di stabilizzare temporaneamente Gaza sotto mandato del Consiglio di Sicurezza. Un piano ambizioso, ma tutt’altro che semplice da realizzare sul campo.

Durante l’evento, sei Stati europei — Francia, Belgio, Lussemburgo, Malta, San Marino e Andorra — hanno ufficializzato il riconoscimento dello Stato di Palestina. Una mossa simbolica, ma pesante, che porta a circa 145 il numero di Paesi ONU che oggi danno legittimità politica alla Palestina, in aperta sfida alla linea di Tel Aviv.

Macron e Mohammed bin Salman si sono messi in prima fila come registi politici del summit. Il presidente francese e il principe saudita hanno spinto per una road map concreta, ancorata alla cosiddetta “Dichiarazione di New York”, un documento approvato dall’Assemblea Generale dell’ONU il 12 settembre e già diventato terreno di scontro diplomatico.

Mahmoud Abbas, leader dell’Autorità Palestinese, ha parlato in collegamento video. Non per scelta, ma per necessità: gli Stati Uniti hanno negato il visto alla sua delegazione, un gesto che ha fatto rumore e alimentato ulteriori tensioni.

A pesare come macigni, però, sono state le assenze. Israele ha snobbato l’incontro definendolo “una messinscena”, mentre Washington l’ha liquidato come “teatro politico”. Due defezioni che rivelano quanto il fronte occidentale sia spaccato — e quanto il consenso su Gaza resti fragile e parziale.

La Dichiarazione di New York, cuore del vertice, condanna apertamente gli attacchi di Hamas del 7 ottobre, chiede il disarmo del gruppo islamista e propone che il controllo su Gaza venga trasferito all’Autorità Palestinese, sotto supervisione internazionale. Una visione che irrita tanto i falchi israeliani quanto le frange più radicali palestinesi.

In definitiva, il summit di New York si è chiuso con promesse roboanti e nuove fratture. Più che una svolta diplomatica, un banco di prova per una comunità internazionale ancora incapace di affrontare davvero la crisi più esplosiva del Medio Oriente. 

Pubblicato: 22/09/2025
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