Guerra ibrida: la guerra cognitiva, è una guerra continua per la coscienza.
by Oleg Arkan @radioukreurope
La vittoria o la sconfitta nella guerra moderna non sono uno stato fisico, ma una conclusione della mente.
La guerra cognitiva è una guerra di significati, visioni del mondo, interpretazioni, immagini della realtà, fondamenta dell’esistenza, identità, concezioni del passato, del presente e del futuro, incorporate nelle opere culturali, nella propaganda politica, nei modelli educativi, nelle dottrine scientifiche e nelle metodologie di analisi. L’obiettivo della guerra cognitiva è colpire la coscienza e la mente imponendo il proprio modello di realtà.
Negli ultimi anni si è iniziato a prestare maggiore attenzione alla guerra ibrida, in particolare alla sua componente informativo-psicologica, al cui centro si trova il nucleo informativo cognitivo.
Il nucleo cognitivo è la sfera della mente e della coscienza che guida il comportamento, le scelte, la motivazione e l’attività diretta delle persone. È una sorta di processore ideologico per il processo decisionale, una matrice della coscienza che vari avversari cercano costantemente di controllare.
La lotta per il nucleo cognitivo è una battaglia mortale e continua (la maggior parte delle vittime nella storia dell’umanità deriva da guerre religiose e ideologiche) – una sorta di guerra cognitiva. Le guerre per la coscienza sono le più antiche della civiltà e la causa di tutte le altre guerre.
Nella guerra cognitiva la coscienza umana diventa un campo di battaglia con lo scopo di cambiare non solo l’opinione delle persone, ma anche le loro scelte, la motivazione e le azioni. Se efficace, essa forma e influenza i pensieri e i comportamenti individuali e collettivi a beneficio degli obiettivi tattici o strategici dell’aggressore. Nella sua forma più estrema, può generare discordia e dividere una società al punto da farle perdere la volontà collettiva di resistere alle intenzioni dell’aggressore. Questo permette all’avversario di sottomettere una società senza ricorrere alla forza o alla coercizione.
Gli obiettivi della guerra cognitiva possono essere limitati e a breve termine, oppure strategici, con campagne che durano decenni. Una singola campagna può mirare a impedire l’esecuzione di manovre militari pianificate o costringere a modificare una certa politica statale. Diverse campagne consecutive possono essere avviate con l’obiettivo a lungo termine di minare intere società o alleanze, generare sfiducia nel governo, indebolire i processi democratici, fomentare disordini sociali o provocare movimenti separatisti.
Oggi la guerra cognitiva combina mezzi cibernetici, informativi, psicologici e strumenti di ingegneria sociale per raggiungere i propri obiettivi. Sfrutta le potenzialità di Internet e dei social network per influenzare persone influenti, gruppi specifici e ampie fasce della popolazione in modo selettivo e seriale.
Essa mira a seminare dubbi, introdurre narrazioni contraddittorie, polarizzare l’opinione pubblica, radicalizzare gruppi e spingerli ad azioni che possono distruggere o dividere una società coesa. L’ampio uso dei social network e delle tecnologie “intelligenti” nei Paesi membri dell’Alleanza li rende particolarmente vulnerabili a questo tipo di attacchi.
Nella guerra cognitiva ottiene il vantaggio chi colpisce per primo e sceglie il momento, il luogo e i mezzi dell’attacco. La guerra cognitiva può essere condotta attraverso una vasta gamma di vettori e strumenti. L’apertura delle piattaforme dei social media permette all’avversario di colpire facilmente individui, gruppi selezionati e il pubblico attraverso messaggi sociali, influenza mediante i media, diffusione selettiva di documenti, distribuzione di materiali video, e così via. I mezzi cibernetici consentono di monitorare, eseguire attacchi informatici e sorvegliare individui e reti sociali.
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