Due dossier del governo Sanchez pericolosi per l'Ue

Due dossier del governo Sanchez pericolosi per l'Ue

by Giulio de Nicolais d'Afflitto

Negli ultimi mesi la figura del premier spagnolo Pedro Sánchez è tornata al centro del dibattito europeo, soprattutto per due dossier che hanno suscitato reazioni contrastanti a Bruxelles: la linea del governo sulla NATO e il patto per la regolarizzazione degli immigrati irregolari. Le critiche non arrivano soltanto dall’opposizione interna, ma anche da diversi rappresentanti delle istituzioni europee, che hanno espresso riserve sulla direzione intrapresa da Madrid.

Sul fronte della difesa, alcuni funzionari e parlamentari europei hanno contestato la lentezza con cui la Spagna ha incrementato gli investimenti militari, rimasti per anni al di sotto della soglia del 2% del PIL richiesta dall’Alleanza Atlantica. L’eurodeputato liberale Luis Garicano ha parlato di una “mancanza di slancio strategico” da parte dell’esecutivo spagnolo, mentre l’eurodeputata del PPE Esteban González Pons ha sottolineato come la politica estera di Sánchez sembri “condizionata da equilibri interni che rendono difficile una posizione chiara e coerente nei momenti di crisi internazionale”. Anche la vicepresidente della Commissione europea Margaritis Schinas, pur senza citare direttamente il premier, ha ricordato che “la credibilità europea in materia di difesa dipende dall’impegno reale degli Stati membri”, un messaggio interpretato da molti come un richiamo implicito anche alla Spagna.

A queste voci si aggiunge quella di Cayetana Álvarez de Toledo, tra le figure più critiche del Partido Popular, che accusa Sánchez di aver trasformato la politica estera in “un esercizio di sopravvivenza parlamentare”, sostenendo che la posizione del governo sulla NATO sia “debole, oscillante e subordinata alle esigenze dei suoi alleati interni più scettici verso l’Alleanza”.

Non meno acceso è il dibattito sul patto per la regolarizzazione degli immigrati irregolari, una misura che ha attirato l’attenzione di Bruxelles e che ha diviso l’opinione pubblica europea. La commissaria agli Affari interni Ylva Johansson ha espresso preoccupazione per il rischio di un “effetto attrazione” che potrebbe incentivare nuovi arrivi irregolari, sottolineando la necessità di un approccio coordinato a livello europeo. L’eurodeputato belga Guy Verhofstadt ha definito la scelta spagnola “un’iniziativa unilaterale che rischia di indebolire il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo”, mentre la tedesca Lena Düpont, del gruppo PPE, ha chiesto chiarimenti sui criteri di selezione e sui meccanismi di controllo previsti dal governo spagnolo.

Giustamente, Cayetana Álvarez de Toledo ha attaccato duramente anche questa misura, definendola una “sanatoria ideologica” che, a suo avviso, “premia l’irregolarità e mette sotto pressione i servizi pubblici”, sostenendo che il governo stia affrontando la questione migratoria con una logica più politica che strategica. Secondo la deputata popolare, la regolarizzazione rischia inoltre di creare tensioni sociali e di compromettere la credibilità della Spagna nei negoziati europei sul tema.

Le critiche convergono dunque su un punto: la percezione, da parte di diversi attori europei e dell’opposizione spagnola, che alcune scelte del governo Sánchez siano guidate più da esigenze interne che da una visione strutturata e condivisa con i partner dell’Unione. Un dibattito che, con l’avvicinarsi delle prossime scadenze politiche europee, sembra destinato a intensificarsi.

Pubblicato: 14/02/2026
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