Vertice NATO di Varsavia: il Prof. Leonardo A. Losito intevistato dalla PAP (Polish Press Agency).

Vertice NATO di Varsavia: il Prof. Leonardo A. Losito intevistato dalla PAP (Polish Press Agency).

 Professor Losito, oltre che un rinomato esperto internazionale di strategie della comunicazione culturale, Lei ha recentemente pubblicato in Italia un volume molto stimolante su Guerra Fredda e Aeronautica Militare che presto sara' tradotto in polacco. A Varsavia siamo alla vigilia di un importante vertice NATO. Ritiene che ci stiamo avvicinando ad una nuova Guerra Fredda?      

 
Che gia' oggi si viva in un clima psicologicamente diffuso di nuova Guerra Fredda non sono io a dirlo. Basta guardare ogni giorno i titoli della stampa internazionale. I mass media cavalcano magari al limite del parossismo questa nuova tigre, ma non si tratta solo di pressing  comunicativo. Ci sono purtroppo dei fatti concreti ed oggettivi che sostengono il news-streaming mediatico. Ne cito solo alcuni, difficilmente contestabili: la politica estera neo-imperiale della Russia specialmente nell'Est europeo; i sempre piu' preoccupanti fermenti che emergono nel fianco Sud dell'Alleanza Atlantica lungo la costa nord-africana e nel Sud Mediterraneo (di cui la difficile stabilizzazione della Libia e' solo una non trascurabile spia eclatante). Senza contare le nuove minacce alla sicurezza poste dall'Isis in Siria; come quelle scatenate altrove da feroci e sanguinari rigurgiti del terrorismo internazionale. Cio' che e' piu' difficile da capire ed ancor piu' complicato da spiegare, sono le nuove linee di demarcazione dei fronti che si contrappongono. 
 
Alla pag. 147 del suo libro Lei riporta la sintetica considerazione di un diplomatico italiano esperto di questioni politico-militari, alcuni anni fa in servizio all'Ufficio NATO del Ministero degli Esteri italiano (Stefano Ronca), secondo cui durante la Guerra Fredda ”Avevamo un nemico certo e prevedibile. Abbiamo ora nemici incerti e difficilmente prevedibili.” 
 
Infatti. E' proprio cosi'. All'epoca della Guerra Fredda tutto era piu' semplice.  Il modulo generale era abbastanza chiaro: gli USA ed i propri Alleati da una parte, i Sovietici con i propri Paesi-satellite dall'altra. Oggi invece, si impongono fronti molto piu' segmentati, con alleanze temporanee segnate da un piu' sfuggente ibridismo. Il tutto, esponenzialmente sempre piu' connotato da una piu' che mai forte e contagiosa spirale di odio ed aggressivita'. Disinnescata piu' da pulsioni etniche e religiose, che dalle tradizionali ideologie, o dalla piu' semplice e non piu' attuale antitesi di Capitalismo vs. Comunismo.
 
Cosa e' cambiato quindi secondo Lei, oggi, in Europa – dopo la 2nda guerra mondiale e dalla fine della Guerra Fredda –  negli scenari dei possibili equilibri di Difesa e stabilizzazione della Sicurezza del vecchio Continente? 
 
Se assumiamo come valida premessa teoretico-pratica quanto dicevo prima, la questione oggi piu' difficile per tutti e' la definizione di chi e' il nemico e di da che parte incombe la minaccia alla sicurezza collettiva. E dunque, conseguentemente, di quali siano o possano essere le alleanze possibili, le adeguate strategie ed i piu' utili ed efficaci strumenti di Difesa. Se ad esempio parliamo della NATO, dato che siamo a  Varsavia a poche settimane dal Summit dell' 8 e 9 luglio 2016, gia' emergono alcune spinose questioni che dovranno per  forza essere diradate. Non c'e' dubbio che le minacce provenienti dall'area Sud-mediterranea e dal Medio Oriente necessitino di un approccio che travalica ampiamente le risposte di tipo esclusivamente militare. Questioni come le migrazioni di massa ed i vari tipi di estremismo, richiedono un mix di approcci che includano sia strumenti umanitari ed  interventi socio-economici, che formule prima inusitate di collaborazione. In Siria, sono impegnati diversi Paesi partners della NATO come USA, Francia, Inghilerra e Turchia. La Germania  sostiene la coalizione con i propri aerei Tornado; laddove anche in Iraq il Paese della Merkel sostiene i Peshmerga Curdi con l'addestramento e la fornitura di equipaggiamenti. Ma c'e' da chiedersi se in molti casi il coinvolgimento formale della NATO sia effettivamente necessario e politicamente opportuno. E' l'intera situazione che dovrebbe invece essere piu' miratatamente riconsiderata. Perche'  in fin dei conti e' alla Turchia che ad esempio serve maggiore sostegno, in quanto Paese piu' soggetto a criticita' dall'intervento della Russia. Non ha molto senso indugiare in astratto se alla NATO servano piu' mezzi a Nord o a Sud della propria compagine. Gli aiuti vanno dati quando servono, dve servono e a chi piu' servono.
 
In termini economico-finanziari, cosa comporta tutto cio'?
 
Gli USA spingono sempre piu' per una maggiore unione solidale dei Paesi Alleati. Che in pratica vuol dire: maggiore incremento dei rispettivi budget della Difesa. Sta di fatto pero', che la soglia minima del 2% dei singoli GDP (Gross Domestic Product) solo 5 degli Stati partners sono in grado di sostenerla; anche se nel 2015 altri 6 lo hanno sensibilmente aumentato. Vero e' che a fronte di nuovi conflitti ibridi, occorre cercare soluzioni altrettanto ibride. Dalle mie parti pero', si dice che  le nozze non si fanno con i fichi secchi...
 
 Ma per concludere, il rischio nucleare esiste ancora?
 
Proprio da Varsavia credo che sia piu' agevole che altrove articolare una risposta  concreta a questa domanda. Non e' un mistero che nelle recenti esercitazioni militari la Russia abbia simulato l'uso di armi nucleari contro la Polonia. E si sa pure che armamenti nucleari sono stati dislocati nella enclave russa di Kaliningrad. A mio avviso, sarebbe tempo di riconsiderare  nuove forme credibili di deterrenza nucleare, per le quali sara' necessario trovare il piu' ampio consenso possibile tra tutti i Paesi membri della NATO. Il che non significa – tengo ad aggiungere - che la nuova Russia di Putin sia da considerare un interlocutore tout-court minaccioso come era l' URSS ai tempi della vecchia Guerra Fredda.  E nemmeno che il ruolo strategico del Cremlino sia oggi da ritenere aprioristicamente da escludere sullo scacchiere internazionale per la risoluzione di alcuni conflitti. Ivi compresi quelli dell'area mediterranea. Nell' UE del resto, molti Paesi (e l'Italia e' tra questi) hanno interesse a mantenere e, ove possibile, rilanciare con forza le relazioni economiche con Mosca. Al vertice bilaterale italo-russo di giugno a San Pietroburgo, su questo punto il premier  Matteo Renzi e' stato molto franco con Putin: tra Russia ed UE non e' pensabile che la Guerra Fredda rientri nel vocabolario del terzo millennio.
29/06/2016
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