Più di 70.000 donne ucraine con incarichi primari nell'Esercito al fronte

Intervista del giornalista ucraino Petro Olar al Prof. Giulio de Nicolais d’Afflitto, esperto di geopolitica, incarna un’eredità di comando e di strategia che richiama l’essenza del celebre motto cesariano “Veni, vidi, vici” — rapidità, decisione e vittoria. (radio Ukrainian Wave dall'Europa)

Più di 70.000 donne ucraine con incarichi primari nell'Esercito al fronte
 
Sapevamo ed eravamo orgogliosi che tra le donne cecchino della Seconda Guerra Mondiale - circa duemila donne si fossero addestrate al combattimento e avessero preso parte direttamente alle ostilità. E qual è la situazione attuale, chi tra i medici e i volontari ha contribuito ad avvicinare la Vittoria? A proposito di questi dati quasi segreti, la radio Ukrainian Wave dall'Europa esplora la situazione attuale in un'intervista del giornalista ucraino Petro Olar al professor Giulio de Nicolais d'Afflitto, esperto di geopolitica. 
 
So che dispone di dati ufficiali del Ministero della Difesa dell'Ucraina e che comunica con donne rifugiate ed emigrate dall'Ucraina che vivono oggi in Italia. Anche una nota sul vostro taccuino rivelerà il segreto che è nel titolo di questa intervista. Sì, più di 70.000 donne prestano servizio nelle Forze Armate dell'Ucraina. Questo rappresenta circa il 20% in più rispetto al 2022. Le donne ricoprono diverse posizioni, da quelle di staff e tecniche a quelle di combattimento. Partecipazione a ruoli di combattimento e in prima linea
 
Professore, negli ultimi anni la presenza femminile nelle Forze Armate ucraine è cresciuta in modo impressionante. Di che numeri stiamo parlando oggi?
 
Oggi parliamo di circa 70.000 donne in servizio nelle Forze Armate ucraine. È un dato estremamente rilevante perché indica non solo un ampliamento del personale, ma un cambiamento profondo nella struttura dell’esercito, che vede le donne impiegate in battaglioni anche misti e in ruoli operativi reali. Oltre 5.500 donne sono direttamente coinvolte nelle operazioni di combattimento in prima linea. Le donne lavorano come medici, operatori di droni, segnalatori, genieri, esploratori, cecchini, tecnici, comandanti di unità, in molti ruoli che in precedenza erano tradizionalmente maschili. Stanno emergendo anche unità specializzate in cui le donne svolgono funzioni di combattimento, ad esempio equipaggi di droni d'attacco composti esclusivamente da donne.
 
Quali sono, concretamente, questi nuovi ruoli operativi che le donne stanno ricoprendo?
 
Le donne sono oggi presenti in settori tradizionalmente considerati maschili: fanteria motorizzata, artiglieria, aeronautica e difesa territoriale. Non si tratta di ruoli di supporto, ma di incarichi combattenti e tecnici, spesso direttamente sul fronte. Questo dimostra una piena integrazione operativa all’interno delle unità.
 
Questa integrazione riguarda anche i battaglioni misti?
 
Sì, ed è uno degli aspetti più innovativi. In molte unità, uomini e donne operano fianco a fianco in battaglioni misti, sia nella fanteria motorizzata sia nell’artiglieria. Questa configurazione ha rafforzato la coesione interna e ha migliorato la capacità operativa complessiva dell’esercito sul campo.
 
Un altro ambito cruciale della guerra moderna è quello dei droni. Che ruolo svolgono le donne in questo settore?
 
Il ruolo femminile nell’impiego dei droni è diventato centrale. Le donne operano come pilote di UAV, analiste di immagini, coordinatrici di missioni di ricognizione e supporto al fuoco dell’artiglieria. In molti casi, sono direttamente integrate nelle unità combattenti, contribuendo all’individuazione dei bersagli e alla gestione in tempo reale delle operazioni sul campo. Questo le rende parte attiva e decisiva della catena tattica e decisionale.
 
Ci sono storie concrete che possano far capire l’impatto delle donne sul campo?
 
Assolutamente. Prendiamo Monka, ad esempio: ha lasciato un lavoro civile all’estero per arruolarsi e oggi pilota droni in missioni di ricognizione e attacco. Oppure Oksana Rubaniak, che guida una compagnia di droni armati e figura tra i “30 Under 30” di Forbes Ukraine, dimostrando leadership e competenza tecnica. C’è anche Vasilisa Cherednichenko, passata da barista e medicinale a operatrice di droni sul fronte, integrando tecnologia e combattimento in prima linea. Queste storie dimostrano che le donne ucraine non solo partecipano alla guerra, ma guidano operazioni complesse e innovano la tattica militare.
 
Venendo al tema del comando, negli ultimi anni si parla di una crescita significativa delle donne ufficiali. Qual è il quadro attuale?
 
Il dato chiave è l’aumento delle donne nell’ufficialità dell’esercito ucraino: dal 4% al 21% in pochi anni. Questo ha permesso l’accesso a ruoli di comando concreti. Oggi troviamo ufficiali donne come comandanti di plotone, capi di unità e anche comandanti di battaglioni della Difesa Territoriale.
 
Che tipo di responsabilità comportano questi incarichi?
 
Responsabilità molto elevate. Le donne ufficiali gestiscono forze combattenti, pianificano operazioni, coordinano uomini e mezzi sul campo e prendono decisioni tattiche in situazioni complesse. In alcune brigate guidano direttamente unità miste sul fronte, contribuendo in modo diretto alla coesione e all’efficacia operativa.
 
Possiamo quindi parlare di un cambiamento culturale oltre che militare?
 
Senza dubbio. Questa evoluzione riflette sia la necessità di personale, sia una crescente fiducia nella professionalità delle donne nei ruoli tattici e decisionali. Le donne comandanti e operatrici sono ormai parte integrante delle forze combattenti ucraine e dimostrano leadership sia nel combattimento tradizionale sia nelle operazioni tecnologicamente avanzate.
 
In conclusione, quale significato strategico ha questa trasformazione? 
 
Il significato è profondo: le donne sono oggi una componente strutturale dell’apparato militare ucraino. Dalla fanteria all’artiglieria, dall’aeronautica all’impiego dei droni, fino ai ruoli di comando, dimostrano capacità operative e leadership in combattimento e nelle operazioni complesse. È un cambiamento destinato a incidere in modo duraturo sulla dottrina e sull’efficacia dell’esercito, una carta vincente sull'esercito dell'occupante russo, esercito che ancora relega la donna a soli ruoli di vettovagliamento e medicali. 
 
(la foto che ritrae Giulio de Nicolais d'Afflitto è di Paola Caputo)
10/01/2026
Share:


I NOSTRI SITI



Ultime interviste

© Copyright 2012-2026 DonnaDonna.eu - Privacy Policy - Cookie Policy
Realizzazione siti web